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Golf e Rugby impazzano tra gli sportivi

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articolo di Mattia Chiusano tratto da Repubblica.it

Molinari & Molinari, Bergamasco & Bergamasco. Fratelli di sport, di green e di mischia, conosciuti all'estero come in Italia. Fratelli campioni che sentono crescere sotto i piedi un movimento. Nel momento grigio del paese, in una fase in cui sembra di allontanarsi dai modelli delle nazioni più evolute, stiamo diventando più europei negli sport che tradizionalmente non ci appartenevano. Il rugby ed il golf. Strappati, a suon di successi e politiche azzeccate, ai cliché del passato. Il gorilla coperto di fango, il golfista con la puzza sotto il naso e la pancetta.

"Non si può spiegare cosa significa vincere la Coppa del mondo accanto a tuo fratello" spiega Edoardo Molinari al rientro in Italia. "Spero che questo successo venga sfruttato per bene, la popolarità non mi spaventa". I fratelli di swing non sono fenomeni isolati, ma trascinatori in un paese che ciclicamente si scopre sciatore (Tomba), velista (Moro di Venezia), sciabolatore (Montano), ma stavolta sembra avere i numeri per durare nel tempo. Numeri che la federgolf quantifica in una cifra tonda e facile da ricordare, centomila tesserati, e di questi una gran parte motivatissimi.

"Stiamo cercando di allontanare dai circoli i giocatori di carte, perché a noi interessano i giocatori di golf" racconta da Milano un Franco Chimenti ancora elettrico. Vincitore, da numero uno della federazione, della Coppa Davis del golf. L'insalatiera conquistata domenica in Cina ricorda un'altra coppa che non vinciamo dai tempi di Panatta & C., e il paragone stimola, con le dovute cautele, Chimenti: "Il golf è diventato uno status symbol. Non voglio suscitare risentimenti, ma credo che abbiamo strappato appassionati al tennis".



Anno 1998, tesserati maschili 35 mila. Anno 2009, 64 mila. Anche le donne seguono la tendenza (da 16 mila a 24 mila), mentre gli juniores quasi triplicano, da 4400 a 11 mila. Di fronte alle possibili rimostranze di altre federazioni più affollate, bisogna ricordare che la politica dei giovani nel golf ha espresso un sedicenne che ha lasciato a bocca aperto i campioni dell'ultimo British Open: "Manassero è il numero uno del mondo tra i dilettanti, ed ora anche nei paesi più evoluti ci chiedono come abbiamo fatto.

Non ci ispiriamo a nessuno, esiste un modello italiano nel golf, ma anche nel rugby: le nostre discipline insegnano un fair play incredibile, richiedono cultura, educazione, i Molinari ormai si esprimono in un inglese perfetto".

Così come a Parigi Mauro e Mirco Bergamasco sono famosi per giocare nello Stade français, la squadra che posò senza veli per un calendario diventato l'emblema del rugbysta-modello. Un'iniziativa che avvicinò anche molte appassionate ad uno sport uscito, ormai da tempo, dal recinto dei pregiudizi per arrivare agli incredibili 80 mila spettatori paganti di San Siro, in religioso silenzio per la haka degli All Blacks.

Ma anche i 30 mila venuti per gli Springboks non sono frequenti da vedere allo stadio Friuli, nemmeno per il calcio. Gli azzurri del ct Mallett hanno completato l'opera con la vittoria su Samoa che vale l'undicesimo posto nel ranking mondiale, mentre nelle tv che hanno acquistato i diritti il rugby è ormai un evento che raddoppia lo share da un anno all'altro, raggiungendo il milione di appassionati su La7 e scatenando interminabili dirette tecnico-mondane su Sky. Il successo è anche questo, anzi, senza questo non c'è successo.

vedi l'articolo su Repubblica.it


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